Dove si colloca l’uomo nella fabbrica aumentata? Al centro, idealmente. Ma sono necessarie riflessioni e azioni per essere preparati a uno scenario complesso. Se ne è discusso a Milano durante lo “Smart Manufacturing Summit 2025. L’uomo al centro della fabbrica aumentata”.

Come si può gestire l’interazione tra uomo e fabbrica aumentata in un momento di grande sviluppo e di grandi aspettative per le tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale?
La risposta al quesito è complessa ed è necessario fermarsi a riflettere sulle molteplici componenti che ne condizionano lo scenario. Oggi più che mai.
Proprio questo è stato l’approccio con cui è andato in scena a Milano, presso Palazzo Giureconsulti, lo “Smart Manufacturing Summit 2025. L’uomo al centro della fabbrica aumentata”.
Partiamo dal tema del convegno: l’uomo, al centro della fabbrica aumentata, dove e come si colloca? Lo scenario si presta a numerose considerazioni, a cominciare per esempio dalla carenza di personale formato che coinvolge il settore manifatturiero.
Dove e come si colloca l’uomo nella fabbrica aumentata
«Dobbiamo essere consapevoli che l’inverno demografico, oggi, è un dato di fatto. Ma quando si presenta una crisi bisogna ragionare partendo dalle opportunità. Per questo, a mio avviso, è necessario favorire l’immigrazione di talenti. Il nostro Paese – e il comparto manifatturiero in primis – ha bisogno di attrarre soggetti con competenze digitali o di formarli: il Politecnico di Milano è un forte richiamo per studenti da tutto il mondo ma una volta completati gli studi i ragazzi, ben preparati, se ne vanno dall’Italia e questo è un danno, perdiamo l’investimento che abbiamo fatto come Paese», ha sottolineato Marco Taisch, Professor of Digital Manufacturing, Sustainable Manufacturing and Operations Management, PoliMi School of Management.
«Un’altra considerazione riguarda la sostenibilità: i ragazzi di oggi sono nativi digitali ma anche nativi sostenibili: il green fa parte del loro DNA. Sono ‘verdi’ anche quando andranno a lavorare: per questo le aziende devono riorganizzare i propri principi e valori per accogliere questi lavoratori, sfruttando le loro competenze e visioni per creare valore», ha aggiunto Taisch, che auspica un approccio decisamente meno ideologico alla transizione digitale e a quella ecologica.
Sostenibilità, brevetti e investimenti in ricerca
Bisogna fare una riflessione anche sui brevetti, elemento decisivo per lo sviluppo economico di un Paese, poiché ne traccia e ne sostiene il progresso.
Ebbene, i brevetti in Italia stanno facendo registrare un brusco calo, segno che l’innovazione non gode di buona salute.
Non solo: oggi assistiamo anche a una certa pigrizia al cambio generazionale dell’imprenditoria italiana, a cui si associa inevitabilmente una diminuzione alla propensione al rischio, caratteristica delle menti più giovani e fresche.
«Dobbiamo accelerare il ricambio generazionale per dare più spazio al rischio d’impresa perché abbiamo smesso di rischiare e di investire in ricerca. Il brevetto non si fa per difendersi, ma per accelerare l’innovazione. E oggi dobbiamo cercare di affiancare sempre di più la parola Made in Italy a innovazione: dobbiamo essere più avanti degli altri facendo innovazione», ha ammonito Taisch.
I dati e la servitizzazione
Il professor Taisch ha evidenziato che è necessario incentivare lo sviluppo delle competenze digitali e la formazione dei lavoratori in merito soprattutto all’intelligenza artificiale e alle tecnologie emergenti. La parola d’ordine, infatti, è dati: è fondamentale la raccolta e l’elaborazione dei dai di fabbrica, da usare come base su cui costruire le scelte aziendali. «Non ci deve essere solo l’uomo al centro della fabbrica, ma anche i dati, che vanno finalmente sfruttati e valorizzati».
Infine, un accenno alla servitizzazione, che non è solo legata al noleggio delle macchine ma soprattutto dei servizi. «Il servizio è l’intangibile attorno al bene fisico, va dalla manutenzione alla formazione fino all’analisi dei dati. Dobbiamo iniziare a vedere l’impianto come un abilitatore di una economia dei dati che ci stanno intorno: è un mercato che chi fa macchine deve prendersi», ha suggerito il professore.

Uomo e AI: sfide e priorità
Obiettivo primario della kermesse è stato quello di comprendere quale potrebbe essere il vero valore aggiunto dell’AI e delle tecnologie ad essa connesse, evidenziando in parallelo quali sono le attività da intraprendere per riuscire a superare gli ostacoli e le barriere strutturali (e operative) legate alla sua adozione da parte delle imprese.
Una strada tutt’altro che facile da percorrere, bisogna essere onesti, ma che con un certo grado di organizzazione e visione aziendale potrebbe essere impostata verso il successo.
«Siamo all’alba di qualcosa che assomiglia a un’alleanza tra essere umano e intelligenza artificiale. L’AI non è solo uno strumento ma la soglia relazionale di un processo di trasformazione» ha spiegato Flavio Tonello, professore ordinario di Impianti Industriali, Università di Genova, nel suo keynote incentrato sulle sfide e le priorità del manifatturiero aumentato.
«C’è ancora una distanza molto grande tra ciò che l’AI può rappresentare per la manifattura e come viene percepita oggi ovvero uno strumento da governare. Ma il sistema 0, ovvero il punto di equilibrio potenziale tra umani e AI generativa, non deve basarsi sul controllo bensì sulla co-evoluzione. L’AI non è solo una tecnologia ma un processo trasformazionale», ha spiegato Tonello.
La fabbrica, qualcosa di più di un luogo produttivo
In ogni epoca la fabbrica è sempre stata più di un semplice luogo produttivo. «Oggi, qualcosa di più radicale si affaccia all’orizzonte: una trasformazione che riguarda chi siamo mentre produciamo. Non è più solo un cambio di macchine, ma di senso. L’intelligenza che evolve nella fabbrica aumentata è ibrida: umana e artificiale, è intrecciata. È la co-evolzione che determina chi saremo domani».
In sostanza, non dobbiamo più domandarci come rendere efficiente il lavoro umano ma piuttosto di che tipo di essere umano necessita la fabbrica aumentata. Al cuore di questa evoluzione c’è proprio l’interazione emergente tra uomo e AI.
«L’AI è uno strumento che coinvolge: è difficile la soglia di ingresso, ma una volta che la si maneggia si resta assorbiti dalla sua potenza. E non è una sostituzione dell’uomo con lo strumento ma un processo di trasformazione», ha aggiunto Tonello.
Ne saremo capaci?
a cura di Simona Recanatini
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