L’evoluzione delle fabbriche verso modelli sempre più digitalizzati e automatizzati (smart factory) ha aperto nuove opportunità e nuovi fronti di vulnerabilità. La cybersicurezza è fattore abilitante. Se ne è discusso durante l’evento Macchine Protette 2025, tenutosi a Piacenza Expo e promosso da Digital Industries World.

L’interconnessione industriale ha trasformato il concetto di sicurezza. Oggi, non esiste più safety senza cybersecurity: lo hanno ribadito esperti, aziende e istituzioni durante l’evento Macchine Protette 2025, tenutosi a Piacenza Expo e promosso da Digital Industries World.
L’evento è stato curato da H-ON, ITCore e Siemens, con la partecipazione di Ucimu – Sistemi per Produrre, Lamiera, Ucima e Ipack Ima, con il supporto di 40Factory e il patrocinio di Anipla.
Negli ultimi anni, l’evoluzione delle fabbriche verso modelli sempre più digitalizzati e automatizzati, le cosiddette smart factory, ha aperto nuove opportunità, ma anche nuovi fronti di vulnerabilità.
In questo contesto, la cybersicurezza non rappresenta più una semplice misura difensiva: è un vero e proprio fattore abilitante per garantire la continuità operativa, la protezione degli asset produttivi e la salvaguardia della safety.
Cybersicurezza industriale: una priorità strategica
L’evento ha messo in evidenza come la protezione delle macchine e dei sistemi industriali non possa prescindere da un approccio integrato che tenga conto tanto della componente fisica quanto di quella digitale.
Gli attacchi cyber colpiscono sempre più frequentemente le infrastrutture produttive, sfruttando l’esposizione della supply chain, la mancata segmentazione dei sistemi e la debolezza delle misure di protezione logica.
Con l’entrata in vigore della direttiva europea NIS2, destinata a coinvolgere tra le 50mila e le 80mila aziende italiane, la cybersicurezza non è più un’opzione, ma un obbligo normativo. Le imprese devono dotarsi di sistemi di difesa adeguati, policy aggiornate e figure professionali dedicate alla protezione dei dati e dei sistemi.

Dal rischio geopolitico alla responsabilità legale
Il convegno si è aperto con un’intervista a Paolo Poletti, Generale ed esperto di sicurezza, che ha delineato il quadro internazionale del rischio informatico, sottolineando la crescente sofisticazione degli attacchi e il ruolo strategico della cybersicurezza per la sovranità industriale.
A seguire, il confronto con Lorenzo Zamburru dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha chiarito come l’ACN intenda supportare le imprese industriali nel percorso verso la compliance e la resilienza.
La prospettiva giuridica è stata approfondita dagli avvocati Claudio Gabriele e Maria Sole Lora, che hanno discusso l’impatto della NIS2 sulle responsabilità degli OEM (Original Equipment Manufacturer), delineando best practice legali e operative per garantire una sicurezza aziendale strutturata e conforme.
Tecnologia e sicurezza: il ruolo delle aziende
Ampio spazio è stato dato alle testimonianze aziendali e ai casi pratici. Interventi come quelli di Glauco Benini (Gruppo Feralpi) e Maciej Goraj (Siemens) hanno evidenziato come la transizione verso l’Industria 4.0 comporti l’adozione di misure di sicurezza multilivello, capaci di proteggere sia l’infrastruttura IT che quella OT (Operational Technology).
La tavola rotonda “Cybersecurity 360°” ha offerto uno sguardo concreto sulle strategie adottate da imprese e integratori tecnologici per affrontare le nuove minacce in un panorama industriale sempre più interconnesso.
A coronare l’evento, la presentazione della guida “Macchine protette: non c’è più safety senza cybersecurity”, redatta da esperti del settore tra cui Kim Crawley, Andrea Gozzi e Federico Milan.
Il volume si propone come strumento operativo per imprese e professionisti che vogliono approfondire il legame tra sicurezza fisica e digitale, muovendosi con consapevolezza in un ecosistema produttivo dove la prevenzione è il primo baluardo contro la crisi.
«Abbiamo deciso di riportare Macchine Protette nel 2025 – ha spiegato Andrea Gozzi, Segretario Generale di Digital Industries World – perché oggi il tema della cybersicurezza è più urgente che mai. In un contesto segnato da minacce in continua evoluzione, instabilità geopolitica e nuove normative europee, la protezione delle fabbriche deve essere al primo posto».
A ribadire l’urgenza è anche il Generale Poletti: «Occorre trasformare le norme in strumenti tecnici attuabili e supportare le aziende nella loro implementazione. Solo così potremo garantire sicurezza, innovazione e competitività».
In un mondo industriale sempre più interconnesso, cybersicurezza non è più solo una questione tecnica, ma una leva strategica per costruire un futuro produttivo solido, affidabile e resiliente.
a cura di Stefano Belviolandi
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